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...Storia D&G...![]() Dolce e Gabbana - Corsera Magazine Black and White, Sacco e Vanzetti, Giulietta e Romeo, Smith and Wesson, Romolo e Remo, Moët et Chandon. Esistono alcuni binomi inseparabili. Piano piano lo sono diventati anche loro. Dolce e Gabbana. Pochi sanno che uno, quello alto, si chiama Stefano Gabbana ed è nato a Milano 43 anni fa. E che l'altro, quello calvo, si chiama Domenico Dolce, è nato a Polizzi Generosa, in Sicilia, ed ha 47 anni. Dolce e Gabbana, un marchio internazionale che compie 20 anni nel 2005, una griffe on the edge, (non so che cosa voglia dire ma lo dicono tutti quelli della moda), una sigla negli affari e nella vita. La loro storia di coppia gay la raccontarono qualche tempo fa proprio a questo giornale. Un vero e proprio coming out realizzato con la complicità di Stefano Jesurum che li intervistava. Oggi seconda puntata del coming out. Sorpresa: Dolce e Gabbana non stanno più insieme. Meglio: quasi separati in casa. Ed io sono qui, nella loro reggia milanese di via San Damiano, a raccogliere le loro confidenze. «Intendiamoci, che avessimo fatto un coming out non lo sapevamo nemmeno noi»”, spiega Stefano, quello alto. «Era un'intervista e noi raccontavamo la nostra storia d'amore. Una storia che conoscevano tutti nel nostro ambiente». È vero, la conoscevano tutti nel loro ambiente. Come tutti sanno, nel loro ambiente, che si sono lasciati. Ma il loro ambiente è il regno degli happy few. Vediamo di approfondire l'argomento per tutti. Il popolo deve sapere. Ognuno per conto suo? E la ditta? «Noi stiamo insieme a livello professionale, lavoriamo insieme benissimo, abbiamo un’intesa molto forte perché quello che è passato c’è ancora, continua e continuerà per sempre, abbiamo un amore molto forte che ci lega uno all’altro, però abbiamo due vite sentimentali separate», spiega Domenico. Ma abitate sempre nello stesso palazzo. «Uno in un appartamento e uno in un altro». Una separazione così civile? Le coppie etero non ci riescono mai. «È una questione di educazione sentimentale, di intelligenza». Ma avevo letto che eravate gelosi. Risponde Domenico: «Dipende. Non è stato facile. Ma abbiamo vissuto 19 anni insieme, intensamente, notte e giorno, vacanze e lavoro. Esiste la passione del corpo e della carne e poi c’è l’amore, quello profondo. Da parte mia, e spero sia reciproco, la persona più importante della mia vita è sempre lui. A prescindere da qualsiasi altro possa arrivare dopo. La nostra intimità intellettuale, di cuore è troppo grande». Almeno ognuno ha i suoi amori? «Certo». E questi nuovi fidanzati sono contenti della situazione? «Io sono molto chiaro», spiega Stefano Gabbana. «Dico subito: "Guarda, io ho questo legame con Domenico"». Penso con grande pena ai vostri prossimi partner. Stefano: «Andiamo al pratico. Io e Domenico lavoriamo insieme tutto il giorno, la sera non ci vediamo quasi mai, ognuno fa la propria vita, però ci capita ancora di fare delle vacanze insieme». Praticamente separati in casa. «Ognuno esce con i suoi amici. Ma spesso usciamo anche insieme». Siete sicuri che non tornerete insieme? Stefano: «Non penso». Domenico: «Mai dire mai». Stefano: «Mai dire mai ma non penso. Prima non ci staccavamo mai. Eravamo come due fratelli siamesi. Ora il distacco c'è, si sente ed è evidente». Almeno le case sono separate? «Uno abita al quinto e uno al sesto, ma c'è una scala interna». Ma siete un disastro. È facile vivere da gay? Racconta Domenico: «Nel nostro settore ci sono tantissimi gay però lo tengono nascosto. Oppure lo dicono e non lo dicono. È vero, la sessualità è cosa personale. Ma non c'è nulla di male nel parlarne. Nel nostro caso è una forma d’amore così profondo che va oltre i nostri molti anni di convivenza. E parlandone fai anche del bene. Quando tu sei famoso, soprattutto nel campo della moda, essere gay fa parte di una coreografia interessante. A noi è permesso: eterosessuale o omosessuale è l’identica cosa. Ma ci sono realtà di tantissimi gay che vivono la loro condizione drammaticamente. Hanno paura per motivi sociali di dirlo alla famiglia, oppure di autoaccettarsi». Sarà sempre così? «Sarebbe bello che a scuola insegnassero che la diversità sessuale non è un peccato», dice Stefano. «Nel giro di tre generazioni il problema dell’omosessualità potrebbe sparire». Il problema degli omosessuali molto spesso è doverlo dire ai genitori. Ricorda Domenico: «Mia madre mi disse: “Se si usa non preoccuparti”. Mi ha sbloccato un peso grossissimo». È stato diverso per Stefano: «Mia madre l'ha sempre saputo ma ha avuto una crisi isterica quando è uscito l'articolo di Sette. Ha pensato: “Adesso cosa dico alla vicina di casa?” E io ho dovuto rispiegargli tutto da capo, a quasi quarant’anni: “Mamma guarda che io non sono un assassino, non faccio del male a nessuno. Invece di amare una donna amo un uomo. Ma è sempre amore”». Quando Stefano conobbe Domenico disse: «Sembra un prete morto». «È vero», ricorda Stefano. «Era tutto bianco e vestito di nero. Comprava i vestiti proprio nei negozi dei preti. Pantaloni, giacche, scarpe, cappotti, tutto nero». Domenico, è vero che vorresti scendere in campo? «A me la politica piace moltissimo, non è detto che un giorno non ci provi. Sai perché? Perché mi piace l'idea del giusto». Forse l'ultima cosa da fare, allora, è entrare in politica. «Ma no. Io sono un imprenditore, la cosa che mi dà fastidio è che i piccoli imprenditori vengono tartassati mentre per le grandi imprese c'è attenzione e se le cose vanno male arriva la cassa integrazione, per non parlare di Cirio e Parmalat». E se capitasse a voi di entrare in crisi? «Chiudo tutto e me ne frego», dice Domenico. «Con l'esempio che dà lo Stato!». Se scendi in campo, con chi? «Non lo so, io sono per la vera democrazia». E allora? «Adesso non mi piace nessun partito. Non mi piace la sinistra, non mi piace la destra». Ma messo alle strette? «Non scelgo». Chiedo aiuto a Stefano: e tu che fai? «Faccio la first sciura. Non me ne frega niente». Ma voi votate? «Certo che votiamo». E per chi votate? «Non lo diciamo». Domenico, vuoi scendere in politica e non mi dici nemmeno per chi voti? «Non sai veramente per chi votare, scheda bianca o annullare la scheda non è giusto». «Io sono per la monarchia», dice Stefano, «Vorrei avere il re e la regina in Italia. Saremmo più internazionali, meno provinciali, avremmo gossip di alto livello. La monarchia darebbe una sferzata di notorietà all'Italia». Vittorio Emanuele e Marina Doria? «Ma no! Sophia Loren e Carlo Ponti». Vabbé, ma voi vi ritenete di destra o di sinistra? Piano riesco a cavare il ragno dal buco. Stefano: «Io di destra. Quello che è mio è mio, quello che è tuo è tuo. Non come dicono quelli di sinistra che quello che è mio è mio e quello che è tuo è mio». Stefano, quelli di sinistra non dicono queste cose. Domenico: «Non è vero. Non chiederci i nomi ma ce n'è di gente, anche fra i nostri colleghi, persone illustrissime, ricchissime, che pensano che ciò che è loro è loro e ciò che è di tutti gli altri è loro ugualmente. E poi trattano il personale da razzisti che neanche Cleopatra con gli schiavi». Insomma, Domenico, sei di destra o di sinistra? «Di destra». Più di Stefano o meno di Stefano? «Meno. Sono di destra democratico». Stefano: «Guarda che io non sono mica fascista». Domenico: «Io sono democratico». Stefano: «Ma siccome la democrazia non esiste». Domenico: «La famosa vecchia Dc». Stefano: «Ma la Dc non c’è più». L'opposizione... «L’opposizione. Mi spieghi che cosa è l’opposizione? Mi oppongo…mi oppongo...ma opponiti a te stesso». Se non si oppone l’opposizione chi si oppone? «Ma guarda Rutelli. Si oppone a tutto. Mi oppongo, mi oppongo, mi oppongo…non c’è collaborazione…ma è mai possibile che non c’è una cosa che gli va bene a questi qua?». Vi considerate dei borghesi? Domenico: «I borghesi, a Milano ce ne sono tanti, a noi ci schisciano». Stefano: «I primi anni ci davano dei barboni». Domenico: «Quelli del nostro palazzo a malapena ci salutano. A meno che non abbiano bisogno di un abito con lo sconto». Le mutande, le canotte, l'ombelico. Ne avete creati di scandali nel vostro mondo... «Noi siamo popolari, siamo nazional popolari, siamo come la Carrà di una volta. Crei scandalo ogni volta che dici la verità. Guarda la storia dei peti nella nostra pubblicità». Guardo ma non mi pare una prodezza. «Cosa abbiamo fatto di male? Eppure il tribunale della pubblicità ce l'ha censurata». Sostengono che non è il massimo del buon gusto. «Che cosa è il buon gusto? Noi non sappiamo dirlo, ma non lo sa nessuno. Il rutto e la scoreggia, scusami, roba che facciamo tutti, in privato e in pubblico». Anche vomitare vomitiamo però a nessuno viene in mente di farci uno spot. Domenico: «Ma non è che vomiti tutti i giorni. Ci sono invece quelli che soffrono di meteorismo che scoreggiano tutti i giorni». Stefano: «La scoreggia è un tabù. Dovesse scapparmi adesso neanche morto la farei perché è un tabù, ma in realtà le facciamo tutti. Ma farlo insieme a un compagno o a una compagna, come succedeva nella nostra pubblicità, è di grossissima intimità. È una forma di amore». Una forma d'amore. Le puzze. Vabbè, parliamo del lusso. Una borsa da cinquecentomila lire non è un lusso. L'avete detto una volta. Ma siete fuori dal mondo? È un terzo dello stipendio di molta gente. «Senti», spiega con pazienza Stefano, «con certi prodotti noi serviamo un mercato piccolo. Per cui quella cifra non è grossa». Ma non siete nazionalpopolari? «Se vai a comprarti una borsa a 200 mila lire mi vuoi spiegare tu che lusso è? Il lusso è l’esclusività. Molti nostri concorrenti fanno apparire di lusso una cosa che di lusso non è. Hermès fa una Kelly di coccodrillo a 18 mila euro. Questo è lusso». E che mi dite dei vostri cuscini di visone? Gli animalisti ce l'hanno con voi. Stefano: «Usano scarpe di pelle, cinture di pelle, portafogli di pelle e a noi ci dicono che siamo degli assassini bastardi. All’ultima sfilata si sono impegnati dalle due di notte alle sei della mattina per sporcare di sangue tutto il marciapiede. Ma noi non usiamo pelli di animali in via di estinzione». Brigitte Bardot dice che... «Vuoi che ti mostri le foto di Brigitte Bardot col cappotto di leopardo?». Ma poi ha preso coscienza... «Certo. Come quelli che si convertono alla religione quando stanno per crepare perché hanno paura dell’inferno», dice Domenico. Domenico Dolce e Stefano Gabbana sono molto cattolici. Ma il mondo cattolico non è molto tenero con i gay. Domenico: «La chiesa è come la politica. È fatta di persone che fanno e disfano le leggi. Ma Gesù Cristo non ha mai condannato i gay. Il problema se lo sono inventato dopo, nel Medioevo». Va bene, ma voi siete praticanti? Stefano: «A messa ci andiamo. Comunione e confessione no». Vogliamo parlare anche un po' di vestiti? Come vestono i politici? Domenico è accomodante: «Non vestono male, ma nemmeno bene. Mediocri. Né carne né pesce. Normali. Impupati in quegli abiti compressi». Stefano: «Gli italiani hanno nel sangue questo modo di vestire inquadrato. Rigidi, provinciali». Bossi impupato? Con la canotta vi ha anticipati. «Bossi! Mamma mia! Ma che nome che tiri fuori!». Stefano è scandalizzato. «Ma ha la bavetta agli angoli della bocca. Ma che schifo scusa. E poi la forfora». Domenico: «E quel verde della Lega? Un tono orrendo. Un verde ospedale». Veste peggio Fassino o D’Alema? «Fassino non si può proprio guardà». Veltroni o Rutelli? «Rutelli è stranissimo con quei grigi, quei beige. È un monoblocco». Bertinotti o Cofferati? Stefano: «Meglio Bertinotti». Domenico: «Ma sembra che abbia la divisa». Stefano: «Vabbè, ha fatto un po’ il personaggio». Qual è la giornalista di moda che non sopportate? Stefano: «I viali della moda sono pieni di persone che esercitano il loro potere quei quattro giorni delle sfilate. Sono delle poveracce». Domenico: «La parola giusta è meschine». Stefano: «Un giorno dicono: “Questo stilista fa schifo, è una merdacciata”. Poi arriva la pubblicità. E lo stilista diventa bravissimo». Però anche gli stilisti se un giornale li critica fanno saltare la pubblicità. Un brutto vizio. Stefano: «Magari in un momento di rabbia...». Domenico: «Uno sfogo momentaneo». Ma è un esercizio scorretto del vostro potere. Arroganza. La pubblicità dovrebbe essere indipendente. «Ma quando mai…è tutta una grande bugia». Vi viene in mente ogni tanto che vi state occupando della parte superficiale della vita? «Non è superficiale la moda», spiega Domenico. «Fare un abito è una cosa bellissima perché vai a coprire il corpo di una persona, gli dai la felicità, un sogno». «Aiuti il cambiamento di un costume», aggiunge Stefano. «Arrivi al sociale, sulla strada, cambi le mode». È arrivato il momento del gioco della torre. È un po' difficile farlo con due persone. Proviamo. Baget Bozzo o Bondi? Risponde Stefano: «Non posso rispondere, sono ignorante, non conosco né il primo né il secondo». Sgarbi o Ferrara? Sempre Stefano: «Sono due persone aggressive che sanno solo gridare e non concludono niente». Andiamo sul difficile. Tra Armani e Ferrè chi buttate? Domenico non ha dubbi: «Ferrè. Armani è un grande». Krizia o Biagiotti? Risposta corale: «Buttiamo tutte e due». E che cosa mi dite della «stilista rossa», Miuccia Prada? Stefano: «Poverina». Poverina in che senso? «Quando la vedo dico: poverina». Domenico: «Io invece dico: santa donna, prega per noi». E Cavalli? Stefano: «Cavalli non lo consideriamo uno stilista. Parliamo di Armani, di noi, di Ferrè, di Krizia. Gente che disegna e ha fatto uno stile. C’è invece chi un giorno decide che con i soldi si può fare tutto. E non è vero». Dolce e Gabbana vestono Dolce e Gabbana? Domenico sì («Io sono monomarca, fanatico»), Stefano non sempre («Stefano ogni tanto tradisce. Spesso con etichette di ragazzi emergenti e sconosciuti. E allora litighiamo tanto. Perché io non voglio che li compri. Tre anni fa comprò addirittura un cappotto di Saint Laurent e un giubbotto di pelle di Balenciaga. “Guarda”, sentenzia Stefano. “Mi ha rotto per giorni”. 7 février ...il mio indirizzo e-mail...6 janvier ...Buona Befana!!!......spiegazioni on line off line... <img src=http://www.chalawanweb.com/m1.php?p=1&m=tua@e-mail.it>
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Dato ke nel sondaggio precedente poca gente conosce quei personaggi , adesso ne faccio un altro con "Hilary Duff" contro "Gwen Stefany"...credo che queste le conosciate...
Hilary Duff Gwen Stefanyle foto purtroppo sono piccole perchè le ho trovate di questa dimensione e se le ingrandisco si vedono troppo i pixels e poi sembra sfuocata...ciao ciao e fate girare la voce su questo sondaggio
Ahhhh dimenticavo grazie per lo spunto a Bigio'90
...storia sullo spazio...Storia dell'Astronomia
Quale impatto abbia avuto l'uomo primitivo con il cielo è facile immaginarlo, basta pensare all'importanza che aveva capire il meccanismo con cui determinati eventi celesti si verificavano per poter fronteggiare la paura e spesso la riverenza nei loro confronti. Un'eclisse con il suo improvviso accadere doveva incutere un certo timore nell'uomo antico, per non parlare poi dell'improvviso apparire di una cometa o di una supernovae.
A volte però la paura si trasformava in adorazione nei confronti di chi, come il Sole, puntualmente ogni anno iniziava un nuovo ciclo quasi a voler simboleggiare il trionfo della vita sulla morte, o della Luna, custode delle notti, o di Sirio che con il suo levare eliaco segnava l'inizio delle benefiche inondazioni del Nilo presso gli egiziani e perciò considerata annunciatrice di benessere. Fissare dei punti di riferimento nel cielo era dunque un'esigenza vitale per gli antichi, affinchè con essi potessero scandire i loro momenti cruciali. Il sorgere del Sole, le fasi lunari, il ciclo stagionale ed ogni altro evento astronomico periodico erano dunque dei preziosi riferimenti che in qualche modo segnavano la loro stessa esistenza.
Da tutto ciò derivano i primi reperti di cultura astronomica che risalgono a circa 15000 anni fà, quando vennero incise numerose pitture rupestri, segno di una certa conoscenza del cielo da parte dei popoli di quel tempo. Essi erano degli ottimi conoscitori dei fenomeni celesti, complice anche il fatto che la loro vita sociale e le loro attività si svolgessero esclusivamente all'aperto, e perciò a contatto esclusivo con la natura ed il cielo, e ben lontano dalle luci artificiali della nostra civiltà tecnologica.
Con il passare dei secoli l'uomo mutò la propria vita passando dal nomadismo ad una esistenza piu' stabile e, con lo sviluppo delle prime società agricole, si impose perciò una maggiore conoscenza della volta celeste e particolarmente del ciclo stagionale. Ecco allora l'orizzonte che, come un calendario naturale indicava loro lo scorrere dei mesi. Vennero eretti infatti, diversi complessi megalitici con precisi allineamenti verso di esso indicanti in ogni periodo i punti di levata e tramonto del Sole, oltre a quelli equinoziali e solstiziali. Il ciclo solare divenne allora oggetto di culto insieme a quello lunare che, legato alle fasi, scandiva invece il tempo nel breve termine.
Uno dei primi e piu' antichi monumenti del genere risale attorno al 2000 A.C., quando in Inghilterra venne eretta la gigantesca opera megalitica di Stonehenge, un vero e proprio osservatorio astronomico, con il quale gli antichi abitanti di quelle terre potevano seguire il decorso del Sole e della Luna, nonchè a quanto sembra predire le eclissi. La proclamazione di ogni evento, legato al culto religioso ed alle attività agricole, non era dunque piu' un problema per le classi sacerdotali, che con un calendario così preciso potevano amministrare con esattezza tutta le vicende sociali e lavorative dei loro popoli. Simili costruzioni sono state rintracciate anche in altre parti della Terra, segno di una certa conoscenza dei segreti del cielo diffusa in tutti i popoli antichi. Spesso comunque, oltre agli astri maggiori, anche le stelle divennero dei preziosi indicatori astronomici. E' d'esempio infatti la grande piramide di Cheope, eretta intorno al 2500 A.C., che presenta numerosi allineamenti voluti agli astri piu' luminosi del cielo, nonchè ai punti cardinali.
Tuttavia anche presso gli egizi lo studio dell'astronomia era riservato ai sacerdoti, che specialmente si dedicavano al culto della stella Sirio, raffigurante la dea Sothis, il cui sorgere eliaco cadeva in concomitanza alle piene stagionali del Nilo. Predire un tale fenomeno, era dunque annuncio di benessere e prosperità per il popolo, le cui attività agricole erano imprescindibilmente legate, dato il clima torrido, a quelle del sacro fiume. L'osservazione e lo studio dei fenomeni astronomici dovevano dunque essere molto approfonditi presso gli egiziani, ai quali si deve anche la creazione di un calendario di 365 giorni che poi G. Cesare introdusse a Roma.
Quasi parallelamente cresceva anche un altro popolo, quello mesopotamico, che particolarmente si distinse nella ricerca di segni celesti premonitori. Ecco allora nascere dei ed eroi nel cielo della Mesopotamia, ognuno rappresentato da diversi corpi celesti, che attraverso i fenomeni astronomici comunicavano la loro volontà ai Babilonesi. Inizialmente infatti il confine fra l'astrologia e l'astronomia era molto labile, e lo studio e l'osservazione celeste erano affidati anche presso i popoli mesopotamici alle classi sacerdotali che registravano puntualmente ogni evento astronomico. Così essi compilarono quelle famose tavolette in scrittura cuneiforme che, giunte sino a noi, ci offrono una testimonianza diretta di come essi potessero predire eclissi, congiunzioni ed altri fenomeni accaduti circa 3000 anni fà.
Risalgono a loro anche le prime osservazioni planetarie con un preciso studio dei moti dei pianeti attraverso le costellazioni dello Zodiaco, che gli astronomi babilonesi si apprestarono a disegnare lungo l'eclittica.
Con i Greci iniziò la scissione dell'astronomia dall'astrologia, infatti essi, acquisendo tutto il sapere del mondo orientale, e quindi dei popoli egizi e della Mesopotamia, lo coniugarono al loro sapere filosofico. Capire la natura e le sue manifestazioni con il ragionamento (logos), e non piu' con il mito, era il loro credo.
Fiorirono così le prime teorie, con Talete, Anassimandro ed Anassimene, che immaginavano la Terra come una zattera galleggiante e piatta, al centro di un sistema che comprendeva tutti gli astri del cielo, Sole, pianeti e stelle, in perpetuo movimento attorno ad essa.
La sfericità della Terra al centro dell'universo, fù invece teorizzata da Pitagora intorno al 500 A.C., mentre con Anassagora venne introdotto il concetto di etere come materia universale. Intanto si elaboravano anche le prime teorie omocentriche, con Platone ad esempio, che poneva l'uomo e la Terra, immobile e sferica, come centro e fine di tutte le cose, e con i pianeti, il Sole, la Luna e tutti gli altri corpi celesti che orbitavano attorno ad essa. Eudosso invece iniziò uno studio delle costellazioni e propose un modello dell'universo basato su di un sistema di sfere concentriche, centrate sulla Terra, attorno alla quale ruotavano tutti gli altri corpi celesti. Era un sistema che finalmente riusciva a spiegare i fenomeni derivanti dal moto della Terra, ossia i movimenti apparenti del cielo e dei pianeti.
Anche Aristotele diede il suo contributo, con un modello di universo sferico, finito e centrato sul nostro pianeta, che era basato ancora una volta sul sistema di sfere concentriche, suddivise però in due nature: quella celeste, immutabile, incorruttibile e formata essenzialmente da etere, e quelle imperfette e mutevoli dei 4 elementi naturali: Terra, Acqua, Aria e Fuoco. In queste ogni elemento tendeva alla sfera di cui faceva parte, così il fumo saliva in alto verso la sfera dell'aria, mentre i gravi cadevano in basso verso la Terra. Il sapere astronomico dei greci ormai era ai massimi livelli nella conoscenza del cielo, ma veniva quasi esclusivamente esercitato in Egitto, dove intorno al 300 A.C. era sorta la famosa biblioteca che aveva reso Alessandria d'Egitto il centro culturale di quell'epoca. Qui lavorò Aristarco che 1800 anni prima di Copernico propose la prima teoria eliocentrica, anche se ancora improntata sul classico sistema di sfere, e tentò per primo di misurare le distanze fra la Terra e la Luna ed il Sole.
Nel campo delle misurazioni astronomiche chi eccelse fù Eratostene che ad Alessandria d'Egitto si adoperò per misurare l'inclinazione dell'eclittica, la lunghezza del meridiano terrestre, nonchè la distanza fra la Terra e la Luna. Con Apollonio arrivarono le prime teorie che cercavano di spiegare i moti planetari, dovuti secondo lo studioso greco a particolari traiettorie orbitali di forma circolare, gli "epicicli", i cui centri compivano a loro volta una rivoluzione attorno alla Terra (deferente).
Ipparco inventò invece il primo strumento astronomico di cui si ha menzione, la diottra, con la quale misurò la posizione delle stelle. Egli è stato anche lo scopritore del fenomeno della precessione degli equinozi, ed uno dei primi astronomi a redigere un completo elenco stellare con la catalogazione di circa un migliaio di stelle, distinte per grado di magnitudine, e rintracciabili per mezzo di coordinate astronomiche. Quantificò inoltre i valori dell'anno siderale e di quello tropico. Toccando quasi marginalmente i romani, i quali si limitarono ad importare le conoscenze dei greci, il percorso storico dell'astronomia segnava comunque nel 45 A.C., con l'impero romano trionfante su quasi tutto il Mediterraneo, una svolta significativa. Giulio Cesare introduceva infatti il sistema di calendario egiziano basato su 365 giorni, e comprendente nel computo degli anni anche quelli bisestili, che fù denominato in suo onore "calendario giuliano" rimanendo poi in vigore fino al 1582.
Nel secondo secolo D.C. visse uno dei piu' famosi astronomi dell'antichità Tolomeo, autore dell'Almagesto, che riunì in questa sua grande opera tutto il sapere astronomico antico, includendovi il primo catalogo delle 48 costellazioni sino ad allora conosciute, e perfezionando la concezione geocentrica. La Terra continuava infatti ad essere ferma ed immobile al centro di tutto l'universo, mentre le orbite dei pianeti erano spiegate con gli epicicli ed i deferenti introdotti da Apollonio, secondo un sistema detto "tolemaico" che avrebbe resistito per oltre 14 secoli sino alla rivoluzione operata da N. Copernico.
Intanto nel continente americano, precisamente nel centro America, fiorivano le culture dei Maya che si distinsero anch'essi nello studio dell'astronomia, prova ne sono gli enormi monumenti ed edifici adibiti all'osservazione, che gli studiosi hanno scoperto avere allineamenti astronomici. Elaborarono inoltre un calendario basato sul Sole e sul pianeta Venere, ed eccelsero nelle predizioni dei fenomeni celesti.
Con l'arrivo del medioevo la cultura astronomica si assopiva nei paesi mediterranei, mentre parallelamente cresceva fra gli arabi. Essi con la conquista dell'Egitto, Alessandria cadde nelle loro mani nel 642 D.C., integrarono le proprie conoscenze con quelle sino ad allora raccolte dal grande Tolomeo. Il nome dell'opera dell'astronomo greco lo si deve proprio agli studiosi arabi che lo tradussero nella loro lingua in "Al maghiste", tramandandolo poi alla nostra cultura. Si devono a loro inoltre anche l'introduzione di alcuni strumenti come l'astrolabio e la bussola e la denominazione di parecchie stelle che ancor'oggi portano i nomi originari. Subito dopo l'inizio del nuovo millennio, precisamente nel 1054, in Cina veniva registrato dagli astronomi locali uno dei più noti fenomeni astronomici dell'antichità: l'esplosione di quella supernova i cui resti possono essere ancora oggi ammirati nella Nebulosa del Granchio.
Dopo il medioevo, con la dominazione araba in Spagna, l'astronomia si riveste di nuovi fasti. Infatti è qui che vennero stilate nel tredicesimo secolo sotto re Alfonso di Castiglia, le Tavole Alfonsine, uno dei testi piu' studiati e consultati in tutta l'Europa del tardo medioevo.
Il Medioevo consegnava quindi agli studiosi del Rinascimento un'immagine dell'universo fortemente radicata sulla concezione geocentrica del sistema tolemaico, dove Luna, Sole, pianeti e stelle apparivano in perenne movimento attorno ad una Terra ferma ed immutabile. Iniziava però a riaffiorare un desiderio di conoscenza e di rinnovamento, che esprimeva una diffusa voglia di abbattere gli antichi dogmi sui quali per secoli si era basata la cultura mediterranea.
Fra la fine e l'inizio del 16° secolo furono realizzate infatti le imprese dei grandi circumnavigatori della Terra, che oltre a fornire la prova definitiva della sfericità del nostro pianeta, aprirono la strada all'esplorazione del cielo dell'emisfero australe, portando quindi alla creazione di quelle nuove costellazioni che completeranno quella parte della sfera celeste.
La rivoluzione arrivò con N. Copernico che sconvolgendo l'intero sistema tolemaico, basato sulla centralità assoluta della Terra, ne introduceva uno imperniato sul Sole. Tutto ciò, sebbene si accordasse alla perfezione con i fenomeni celesti, provocò un terremoto culturale, sociale e filosofico contro quelle convinzioni, ormai radicate da millenni, che alla fine relegarono la riforma copernicana solo ad uso e consumo di alcuni fra gli studiosi di quel tempo.
Fra questi uno in particolare T. Brahe, fornì un nuovo modello planetario ancora centrato sull'immobilità della Terra, ma con il Sole al centro di un sistema orbitante attorno ad essa. Egli fù inoltre protagonista dell'osservazione di una supernova nel 1572 e della pubblicazione di quel catalogo stellare da cui prese spunto G. Bayer. Questi infatti nel 1603 pubblicò l'Uranometria, elencando le stelle secondo un'ordine decrescente di luminosità, ed indicandole per primo con le lettere dell'alfabeto greco, seguito poi da Hevelius che disegnerà la prima mappa lunare ed un completo atlante celeste. Nel frattempo nel 1582 una grande riforma voluta da papa Gregorio XIII, aveva messo ordine nel sistema della misurazione del tempo introducendo il "calendario Gregoriano", tuttora in uso in quasi tutti i paesi del mondo.
A completare la rivoluzione copernicana contribuirono G. Keplero, con la scoperta delle leggi sul moto dei pianeti che portano il suo nome, e G. Galilei, che introducendo nel 1610 l'uso del telescopio, inventato nel 1608 dall' ottico olandese H. Lippershey, scoprì i 4 satelliti maggiori del pianeta Giove, le fasi di Venere, le macchie solari e quindi la rotazione del Sole. Erano gli ultimi scossoni al sistema tolemaico, ancora ben radicato nella cultura di quei tempi, tanto che Galileo venne persino tacciato di eresia.
Nel corso di tutto il 17° secolo arrivarono inoltre altre importanti scoperte: nel 1656 C. Huygens scopre il satellite maggiore (Titano) e l'anello di Saturno, seguito da G. D. Cassini che nel 1675 ne avrebbe individuato anche la divisione principale oggi nota con il suo nome, da G. Montanari che avrebbe esaminato la prima stella variabile (Algol), da O. Romer che sarebbe riuscito a quantificare il valore della velocità della luce ed infine, nel 1681, da E. Halley che calcolò e predisse il ritorno della cometa che porta il suo nome. Ormai il piu' era fatto Galileo, con i suoi studi che spaziavano dal Sole ai pianeti, dal moto della Terra al principio di relatività del moto, aveva posto le basi della fisica e dell'astronomia moderne sulle quali ben presto si innestarono le idee di un altro grande studioso I. Newton, che elaborò la legge di gravitazione universale pubblicandola nella sua opera "Philosophiae Naturalis Principia Mathematica" del 1687. Egli, che nel 1668 aveva costruito il primo telescopio a riflessione, introduceva così i concetti di massa e di gravità dando inizio ad una nuova era, che abbandonando definitivamente i modelli e le teorie tolemaiche ed aristoteliche, ampliava i confini dell'osservazione dello spazio fino a tutto il sistema solare.
Nel 1781 C. Messier, instancabile cacciatore di comete, compilava il primo catalogo di oggetti del cielo profondo enumerando oltre un centinaio fra ammassi stellari, nebulose e galassie. Nello stesso anno vedevano la luce le grandi opere di W. Herschel che ipotizzò l'esistenza della galassia e scoprì nel 1781 il pianeta Urano ed i due satelliti di questo, Titania ed Oberon, nel 1787. A queste seguirono, applicando i principi della meccanica celeste di Newton, la previsione dell'esistenza di un ottavo corpo planetario da parte di Adams e Leverrier, che troverà poi conferma nel 1846 con la scoperta di Nettuno per opera degli astronomi D'Arrest e Gaulle. Nel frattempo nel 1801 G. Piazzi aveva scoperto il primo asteroide Ceres, Encke la seconda divisione dell'anello di Saturno, A. Hall i satelliti di Marte, C. Doppler l'effetto noto col suo nome, ed erano stati pubblicati anche la mappa della superficie marziana da G. Schiaparelli, i risultati dello studio sullo spettro della luce solare di J. Fraunhofer, quelli sugli spettri stellari da parte di W. Huggins (1863) e H. Draper (1872) e la prima accurata misura della parallasse stellare da F. W. Bessel (1838).
Con i primi anni del Novecento arrivarono altre grandi scoperte che ampliarono definitivamente il campo d'indagine e dell'osservazione astronomica, dal sistema solare alla galassia e quindi all'universo intero. La prima di esse fù la teoria della relatività speciale di A. Einstein del 1905, seguita poi da quella generale del 1916, che ribaltava, dopo appena tre secoli, tutte le teorie galileane e newtoniane sullo spazio ed il tempo assoluto. Nel 1908 H. S. Leavitt scopriva le Cefeidi, mentre nel 1910 due astronomi elaborarono indipendentemente il diagramma sull'evoluzione stellare che porta il loro nome: Hertzsprung-Russel.
Il terzo decennio del XX° secolo è segnato invece dalla nascita della cosmologia alla quale contribuì E. Hubble che dimostrò l'esistenza delle galassie (1923) elaborando la legge sul loro allontanamento e quindi sull'espansione dell'universo (1929).
Parallelamente J. Oort scopriva il centro della Via Lattea rintracciandolo in direzione della costellazione del Sagittario, mentre sono del 1930, la scoperta di Plutone, ad opera di C. Tombaugh, e del 1931, l'individuazione delle onde radio cosmiche per merito di K. Jansky. In seguito venne completata da A. Gamow la teoria del Big Bang, introdotta un decennio prima da A. Friedmann, la cui prova fondamentale la si avrà nel 1965 con la scoperta della radiazione cosmica di fondo da parte dei due ricercatori statunitensi A. Penzias ed R. W. Wilson. Praticamente interrotto dalla 2° guerra mondiale il percorso storico dell'astronomia riprende paradossalmente da quella stessa grande tragedia. Sulla base degli studi sulla missilistica effettuati dai tedeschi, si innestò infatti una crescita tecnologica nel campo dell'astronautica che avrebbe permesso negli ultimi 40 anni del secolo scorso di esplorare in lungo ed in largo il sistema solare.
Nel corso di tutta la storia infatti, l'osservazione celeste era stata da sempre condotta con misure indirette. Con l'avvento dell'astronautica invece le cose sono sostanzialmente cambiate, la possibilità di inviare gli strumenti presso l'oggetto di studio era diventata realtà, dando così la possibilità, a scienziati e studiosi, di effettuare misurazioni e rilievi in maniera diretta a prescindere dai limiti fisici imposti dalla stessa atmosfera terrestre. Tutto iniziò dunque nell'Ottobre del 1957, quando venne lanciato dai sovietici il primo manufatto umano capace di orbitare attorno alla Terra lo Sputnik 1. Ad esso seguirono lo Sputnik 2, che nel Novembre dello stesso anno avrebbe portato in orbita anche la cagnetta "Laika", e lo statunitense Explorer 1, che gli USA lanceranno nel Gennaio dell'anno successivo e che contribuirà alla scoperta della fascia di radiazioni attorno alla Terra, nota come "fasce di Van Allen".
Il primo uomo ad orbitare attorno alla Terra è il sovietico Yuri Gagarin che nel 1961, a bordo della Vostok 1, compirà un volo di 108 minuti attorno al nostro pianeta, seguito dallo statunitense J. Glenn nel 1962. Nel 1963 è la volta della prima donna nello spazio: la sovietica V. Tereshkova a bordo della Vostok 6. Esaurite le prime esperienze di volo spaziale l'oggetto di studio diviene la Luna, con tutta una serie di sonde inviate verso il nostro satellite, Luna 9 (URSS) e Surveyor 1 (USA) saranno le prime a discendere morbidamente sul suolo lunare, che culmineranno nella missione dell'Apollo 11 del 1969. Nel Luglio di quell'anno infatti, N. Armstrong sarà il primo uomo a posare un piede sulla Luna, seguito dal collega E. Aldrin, che insieme al primo e a M. Collins, faceva parte dell'equipaggio di quella gloriosa missione.
L'anno successivo la sonda sovietica Venera 7 diviene la prima sonda ad atterrare su Venere, mentre è del 1972 la data del lancio delle gloriose Pioneer 10 e 11 che sarebbero state le prime navicelle a varcare la fascia degli asteroidi. Nel 1973 è la volta della sonda Mariner 10, prima ed unica finora a raggiungere Mercurio, di cui avrebbe svelato ogni segreto, mentre il 1976 è l'anno delle Viking 1 e 2 che atterreranno sulla superficie di Marte.
Il 1977, quando avvenne il lancio delle due Voyager, ed il 1978 sono anni in cui l'osservazione astronomica dalla Terra ritorna a prevalere: vengono infatti scoperti l'anello di Urano ed il satellite di Plutone, Caronte, quest'ultima ad opera di J. Christy e R. Harrington.
Gli anni '80, che iniziano con la ricezione delle prime immagini di Saturno, inviate dalla sonda Voyager 1, sono caratterizzate dall'introduzione nei voli spaziali dei veicoli riusabili, lo Space Shuttle, che purtroppo sarà protagonista nel 1986 di uno dei più gravi incidenti nella storia dei voli spaziali, l'esplosione della navetta Challenger nella quale perirà l'intero equipaggio. Sempre l'86 è l'anno della posa in orbita da parte dei sovietici di quella che sarebbe divenuta il prototipo di stazione spaziale internazionale, la MIR, e del fly-by della sonda spaziale Giotto con la cometa di Halley. Quattro anni più tardi la svolta nello studio dell'universo, il lancio e l'inserimento in orbita del Telescopio Spaziale Hubble, che fra tutti gli altri, permetterà di osservare attentamente lo scontro avvenuto nel 1994 fra la cometa Shoemaker-Levy 9 ed il pianeta Giove.
Il 1995 è l'anno dell'arrivo presso Giove della sonda intitolata al grande scienziato italiano, la Galileo, seguita da Mars Pathfinder, che nel 1997 atterrerà su Marte insieme al rover Sojourner, e dalla sonda Cassini, che sempre nel 1997 inizierà il suo lungo viaggio verso il pianeta Saturno.
L'anno successivo avvengono la scoperta del tenue anello di Giove e l'inizio della costruzione della Stazione Spaziale Internazionale, seguiti da un altro evento significativo che nel 1999 vedrà E. Collins come prima donna comandante dello Space Shuttle. La sonda NEAR invece nel 2000 raggiungerà per la prima volta un asteroide (EROS) discendendone sulla superficie l'anno successivo. Il resto è storia di oggi, con l'esplorazione corrente e futura del sistema solare da parte di numerose sonde interplanetarie (Stardust, Ulysses, Mars Odissey 2001, Genesis, ...) che sempre piu' cercheranno di dare risposta alle domande che da sempre si è posto l'uomo: dove, come, quando è nato l'universo. ![]() 12 décembre ...solo x utenti msn space...hit Counter Questo intervento è stato creato appositamente per gli utenti dell'msnspace forum che possono rispondere alle mie domande o farmi domande anke qui...grazie... ...blogitalia....Questo è il sito di blogitalia dove potete iscrivervi per pubblicizzare il vostro blog...io l'ho già fatto...grazie a simo90thebest.. --->> http://www.blogitalia.it/default.asp
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11 décembre ...firmate......storia e orignine sul natale... Il Natale e' la principale festa dell'anno, costituita da una serie di festeggiamenti che partendo dal solstizio d'inverno arrivano fino all'Epifania. Feste che nella tradizione popolare erano legate alla chiusura di un ciclo stagionale ed all'apertura del nuovo ciclo. La festa appartiene all'anno liturgico cristiano, in cui si ricorda la nascita di Gesu' Cristo, che nella Cristianita' occidentale cade il 25 dicembre, mentre nella Cristianita' orientale viene celebrato il 6 gennaio. La tradizione cristiana si intreccia con quella popolare e soprattutto contadina, perche' ricordiamo che prima della festa cristiana, in questo periodo c'era una serie di ricorrenze e riti legati al mondo rurale. Nell'antica Roma dal 17 al 24 si festeggiavano i Saturnali in onore di Saturno, dio dell'agricoltura, ed era un periodo dove si viveva in pace, si scambiavano i doni e si facevano sontuosi banchetti. Tra i Celti invece si festeggiava il solstizio d'inverno. Nel 274 d.C. l'imperatore Aureliano decise che il 25 dicembre si festeggiasse il Sole. E' da queste origini che risale la tradizione del ceppo natalizio, ceppo che nelle case doveva bruciare per 12 giorni consecutivi e doveva essere preferibilmente di quercia, un legno propiziatorio, e da come bruciava si presagiva come era l'anno futuro. Il ceppo natalizio nei nostri giorni si e' trasformato nelle luci e nelle candele che addobbano case, alberi e strade; quindi il Natale dei nostri giorni deriva sia da tradizioni borghesi del secolo scorso con simboli e usanze di origine pagana e cristiana. Il Natale e' anticipato dalla vigilia, che dovrebbe essere una giornata di digiuno e di veglia per prepararsi in vista dei festeggiamenti.
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